Gioi

Gioi vanta antiche origini, come testimonia la presenza di tratti di una cinta muraria e di torri che difendevano la Rocca.
Il nome dell’abitato potrebbe derivare dall’esistenza di un tempio pagano dedicato a Giove, nel punto dove ora sorge la chiesa di Sant’Eustachio. Gioi è un centro agricolo del Cilento interno, sorge su una collina di quasi 700 metri, sottostante la catena Serra, nella Media valle dell’Alento. Deve le sue fortune alla singolare posizione geografica, sulla cui cima gli Enotri costruirono una delle loro fortezze, rifugio che andò a far parte della “Chora” di Velia.
Il suo prestigio aumentò in età normanna, quando divenne dopo Monteforte Cilento e Magliano Vetere, il terzo baluardo difensivo della Rocca di Novi.
Nel 1498 Gioi divenne feudo di Berengario Carafa per passare poi in dote alla famiglia Pignatelli. Il paese scampò alla distruzione legata alla guerra del Vespro, passando poi sotto il dominio aragonese.
Il '600 fu un secolo di grande commercio di feudi e così anche Gioi passò prima ai Pasca e poi a Don Giuseppe Galeota. Dopo un’epidemia di peste molte famiglie emigrarono e Gioi iniziò la sua lenta decadenza. Nel 1659 passò al demanio regio per essere poi intestato ai Pasca quando fu smembrata la Baronia di Novi. Alla fine del '700 Gioi risulta in possesso della famiglia Ciardulli.
Prodotto tipico del territorio è la sopressata di Gioi, salume affumicato con stagionatura di almeno 40 giorni, da carne suina magra, caratterizzato dalla presenza, al centro dell’impasto, di una striscia di lardo. Il salume è conservato in vasi di vetro sottolio o sotto vuoto, e rientra nell’elencazione dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani e nella lista dei presidi ritenuti meritevoli di tutela da parte dell’associazione Slow Food.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

Gioi vanta antiche origini, come testimonia la presenza di tratti di una cinta muraria e di torri che difendevano la Rocca.
Il nome dell’abitato potrebbe derivare dall’esistenza di un tempio pagano dedicato a Giove, nel punto dove ora sorge la chiesa di Sant’Eustachio. Gioi è un centro agricolo del Cilento interno, sorge su una collina di quasi 700 metri, sottostante la catena Serra, nella Media valle dell’Alento. Deve le sue fortune alla singolare posizione geografica, sulla cui cima gli Enotri costruirono una delle loro fortezze, rifugio che andò a far parte della “Chora” di Velia.
Il suo prestigio aumentò in età normanna, quando divenne dopo Monteforte Cilento e Magliano Vetere, il terzo baluardo difensivo della Rocca di Novi.
Nel 1498 Gioi divenne feudo di Berengario Carafa per passare poi in dote alla famiglia Pignatelli. Il paese scampò alla distruzione legata alla guerra del Vespro, passando poi sotto il dominio aragonese.
Il '600 fu un secolo di grande commercio di feudi e così anche Gioi passò prima ai Pasca e poi a Don Giuseppe Galeota. Dopo un’epidemia di peste molte famiglie emigrarono e Gioi iniziò la sua lenta decadenza. Nel 1659 passò al demanio regio per essere poi intestato ai Pasca quando fu smembrata la Baronia di Novi. Alla fine del '700 Gioi risulta in possesso della famiglia Ciardulli.
Prodotto tipico del territorio è la sopressata di Gioi, salume affumicato con stagionatura di almeno 40 giorni, da carne suina magra, caratterizzato dalla presenza, al centro dell’impasto, di una striscia di lardo. Il salume è conservato in vasi di vetro sottolio o sotto vuoto, e rientra nell’elencazione dei Prodotti agroalimentari tradizionali italiani e nella lista dei presidi ritenuti meritevoli di tutela da parte dell’associazione Slow Food.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

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