Postiglione

L’origine di Postiglione (dal lat. oppositus lionem, di spalle al sole) risale al periodo normanno, come testimonia la presenza di un castello dell’XI secolo. Il territorio, ampliato da vari signori che compivano usurpazioni a danno del demanio dell’università, fu teatro di conflitti tra il popolo e il baronaggio locale. Il feudo appartenne ai Sanseverino e, nel ‘500, ai principi Caracciolo. Conobbe lotte interne durante la cosiddetta rifeudalizzazione del ‘600, ed esplose in eccessi di violenze nel 1799. Durante il decennio francese le mire egemoniche delle più illustri famiglie nobiliari erano ampiamente giustificate dalle potenzialità economiche del territorio, che venne accorpato al demanio solo con l’abolizione della feudalità.
Le falde nord-occidentali dei Monti Alburni, coperti da una ricca vegetazione boschiva e dominati dal Monte della Nuda, costituisce un’attrattiva naturalistica non solo per il visitatore desideroso di godere della pace dei luoghi, ma richiama gli appassionati di trekking e di alpinismo, entrambi praticabili sulle maestose vette degli Alburni, denominati “Dolomiti del sud” per il colore rosa che ammanta le rocce durante il tramonto. Il territorio comunale presenta due realtà distinte: più della metà degli abitanti è sparpagliata in minuscoli aggregati urbani e nelle numerose case sparse nelle zone più favorevoli dell’agro postiglionese; la restante parte vive, invece, concentrata nel capoluogo comunale, raccolto in cerchi concentrici intorno al castello. Il territorio collinare presenta una serie di rilievi che incorniciano il corso dei fiumi Calore, Tanagro e Sele. Nel comprensorio vivono, e si riproducono, aironi cinerini, falchi di palude, lepri, volpi, lupi, tassi, cinghiali, upupe, picchi, tordi e lontre. È, inoltre, un vero e proprio museo naturale per l’infinita varietà della flora. Di notevole interesse è la grotta di S. Elia, che si trova a 1000 m di altitudine, ed è di formazione carsica: misura all’interno 20 mq e si sviluppa su più livelli; nel suo interno è custodita la statua del santo.


Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

L’origine di Postiglione (dal lat. oppositus lionem, di spalle al sole) risale al periodo normanno, come testimonia la presenza di un castello dell’XI secolo. Il territorio, ampliato da vari signori che compivano usurpazioni a danno del demanio dell’università, fu teatro di conflitti tra il popolo e il baronaggio locale. Il feudo appartenne ai Sanseverino e, nel ‘500, ai principi Caracciolo. Conobbe lotte interne durante la cosiddetta rifeudalizzazione del ‘600, ed esplose in eccessi di violenze nel 1799. Durante il decennio francese le mire egemoniche delle più illustri famiglie nobiliari erano ampiamente giustificate dalle potenzialità economiche del territorio, che venne accorpato al demanio solo con l’abolizione della feudalità.
Le falde nord-occidentali dei Monti Alburni, coperti da una ricca vegetazione boschiva e dominati dal Monte della Nuda, costituisce un’attrattiva naturalistica non solo per il visitatore desideroso di godere della pace dei luoghi, ma richiama gli appassionati di trekking e di alpinismo, entrambi praticabili sulle maestose vette degli Alburni, denominati “Dolomiti del sud” per il colore rosa che ammanta le rocce durante il tramonto. Il territorio comunale presenta due realtà distinte: più della metà degli abitanti è sparpagliata in minuscoli aggregati urbani e nelle numerose case sparse nelle zone più favorevoli dell’agro postiglionese; la restante parte vive, invece, concentrata nel capoluogo comunale, raccolto in cerchi concentrici intorno al castello. Il territorio collinare presenta una serie di rilievi che incorniciano il corso dei fiumi Calore, Tanagro e Sele. Nel comprensorio vivono, e si riproducono, aironi cinerini, falchi di palude, lepri, volpi, lupi, tassi, cinghiali, upupe, picchi, tordi e lontre. È, inoltre, un vero e proprio museo naturale per l’infinita varietà della flora. Di notevole interesse è la grotta di S. Elia, che si trova a 1000 m di altitudine, ed è di formazione carsica: misura all’interno 20 mq e si sviluppa su più livelli; nel suo interno è custodita la statua del santo.


Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

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