Serramezzana

Serramezzana è il comune più piccolo per estensione del Cilento e della Campania.
Il nome composto deriva dal latino medioevale Serra (dorsale montana o collinare) e l’aggettivo latino Medianus (di mezzo).
La prima notizia riguardante Serramezzana risale al 1072, quando Gisulfo II, ultimo principe longobardo di Salerno, ordinò che la piccola Chiesa di San Nicola, edificata nel luogo detto “Serramediana” che ricadeva nel distretto di Lucania, passasse con tutti i suoi possedimenti sotto la giurisdizione della Badia di Cava. In quella data, però, sul monte Castelluccio già sorgeva una grande città: probabilmente si trattava di Petilia, la capitale della Lucania.
L’anno successivo alla donazione di Gisulfo II, la Chiesa di San Nicola era stata elevata a monastero e la Badia di Cava ebbe conferma del possesso di questo monastero e di tutto il villaggio nella successiva epoca normanna, prima dai Duchi di Puglia e, successivamente, dai Sanseverino, quando questi ultimi divennero i feudatari di gran parte delle terre del vecchio distretto della Lucania.
Durante la guerra del Vespro (1282 – 1302), il villaggio fu completamente distrutto, il centro fu poi ricostruito e la Badia fu trasferita, per volere di Papa Gregorio XII, al Re Ladislao di Durazzo (1386 – 1414), per saldare alcuni debiti di guerra. Dopo qualche anno il borgo passò di nuovo nelle mani della famiglia Sanseverino che, a sua volta, lo concesse alla famiglia Capograsso: da allora si avvicendarono vari signori, fino ad arrivare ai Caracciolo, conti di Piperno, i quali, nel 1694, riconsegnarono il villaggio alla famiglia De Franchis che lo aveva temporaneamente posseduto nel 1624 e che, come allora, lo vendette nello stesso anno di acquisto, passando questa volta ai Matarazzo, che lo possedettero fino all’eversione della feudalità (1806).
Il Comune comprende tre piccoli centri abitati: Serramezzana (il Capoluogo) e due frazioni, S. Teodoro e Capograssi.
Il borgo di S. Teodoro, risalente al 1165, sorse intorno alla chiesa omonima, nel luogo ove si trovavano antiche laure basiliane. In epoca normanna ebbe stessi diritti e usi di Capograssi.
La prima notizia di Capograssi è del 1113 e del feudo facevano parte Serramezzana e Castegneta. Tale feudo, durante il periodo normanno, fu un esempio di organizzazione, fondato su precisi jussi (diritti) e ampi usi civici, come quello che riguardava l’uso dei mulini e dei grossi tini di pietra per la pigiatura dell’uva.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

Serramezzana è il comune più piccolo per estensione del Cilento e della Campania.
Il nome composto deriva dal latino medioevale Serra (dorsale montana o collinare) e l’aggettivo latino Medianus (di mezzo).
La prima notizia riguardante Serramezzana risale al 1072, quando Gisulfo II, ultimo principe longobardo di Salerno, ordinò che la piccola Chiesa di San Nicola, edificata nel luogo detto “Serramediana” che ricadeva nel distretto di Lucania, passasse con tutti i suoi possedimenti sotto la giurisdizione della Badia di Cava. In quella data, però, sul monte Castelluccio già sorgeva una grande città: probabilmente si trattava di Petilia, la capitale della Lucania.
L’anno successivo alla donazione di Gisulfo II, la Chiesa di San Nicola era stata elevata a monastero e la Badia di Cava ebbe conferma del possesso di questo monastero e di tutto il villaggio nella successiva epoca normanna, prima dai Duchi di Puglia e, successivamente, dai Sanseverino, quando questi ultimi divennero i feudatari di gran parte delle terre del vecchio distretto della Lucania.
Durante la guerra del Vespro (1282 – 1302), il villaggio fu completamente distrutto, il centro fu poi ricostruito e la Badia fu trasferita, per volere di Papa Gregorio XII, al Re Ladislao di Durazzo (1386 – 1414), per saldare alcuni debiti di guerra. Dopo qualche anno il borgo passò di nuovo nelle mani della famiglia Sanseverino che, a sua volta, lo concesse alla famiglia Capograsso: da allora si avvicendarono vari signori, fino ad arrivare ai Caracciolo, conti di Piperno, i quali, nel 1694, riconsegnarono il villaggio alla famiglia De Franchis che lo aveva temporaneamente posseduto nel 1624 e che, come allora, lo vendette nello stesso anno di acquisto, passando questa volta ai Matarazzo, che lo possedettero fino all’eversione della feudalità (1806).
Il Comune comprende tre piccoli centri abitati: Serramezzana (il Capoluogo) e due frazioni, S. Teodoro e Capograssi.
Il borgo di S. Teodoro, risalente al 1165, sorse intorno alla chiesa omonima, nel luogo ove si trovavano antiche laure basiliane. In epoca normanna ebbe stessi diritti e usi di Capograssi.
La prima notizia di Capograssi è del 1113 e del feudo facevano parte Serramezzana e Castegneta. Tale feudo, durante il periodo normanno, fu un esempio di organizzazione, fondato su precisi jussi (diritti) e ampi usi civici, come quello che riguardava l’uso dei mulini e dei grossi tini di pietra per la pigiatura dell’uva.

Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

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