Novi Velia

Piccolo centro raccolto in cima ad un colle, è conosciuto non solo per essere stato in passato fortezza della “Kora Velina”, ma anche per il Santuario della Madonna del Sacro Monte, meta ogni anno di numerosi e devoti pellegrinaggi.
L’attuale denominazione risale agli anni che seguirono l’Unità d’Italia, allorquando ci si convinse del fatto che il sito fosse stato scelto come rifugio dalla popolazione dell’antica Elea-Velia, non solo per scampare alle incursioni barbariche del V-VI sec. d.C., ma anche per il processo di insabbiamento che interessò il porto di Elea e che rese i terreni sterili: di qui la formazione di un nuovo insediamento, vale a dire di una nuova “Vele”.
In realtà, i ritrovamenti archeologici effettuati in zona, nella seconda metà del ‘900, lasciano supporre che la fondazione della città come centro fortificato risalga ancor prima, cioè al X sec. a.C., allorquando gli Enotri, popolo originario del Peloponneso, si stanziarono nell’attuale zona del Cilento. Al IV sec. a.C. sarebbe ascrivibile la data di realizzazione della Porta Greca, la cui architettura richiama molto da vicino i motivi della ben più nota Porta Rosa di Velia. Si sa, inoltre, che in epoca romana fece da presidio alla via del sale che da Velia raggiungeva l’interno. Una prima testimonianza scritta che documenta l’esistenza di Novi è contenuta in un diploma del 1005, in cui il principe di Salerno Guaimario IV espresse la volontà di donare i suoi possedimenti, situati in territorio “de Nobe”, all’abate del monastero di Santa Barbara. La sua storia fu poi simile a quella di altri feudi che passarono da una baronia all’altra.


Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

Piccolo centro raccolto in cima ad un colle, è conosciuto non solo per essere stato in passato fortezza della “Kora Velina”, ma anche per il Santuario della Madonna del Sacro Monte, meta ogni anno di numerosi e devoti pellegrinaggi.
L’attuale denominazione risale agli anni che seguirono l’Unità d’Italia, allorquando ci si convinse del fatto che il sito fosse stato scelto come rifugio dalla popolazione dell’antica Elea-Velia, non solo per scampare alle incursioni barbariche del V-VI sec. d.C., ma anche per il processo di insabbiamento che interessò il porto di Elea e che rese i terreni sterili: di qui la formazione di un nuovo insediamento, vale a dire di una nuova “Vele”.
In realtà, i ritrovamenti archeologici effettuati in zona, nella seconda metà del ‘900, lasciano supporre che la fondazione della città come centro fortificato risalga ancor prima, cioè al X sec. a.C., allorquando gli Enotri, popolo originario del Peloponneso, si stanziarono nell’attuale zona del Cilento. Al IV sec. a.C. sarebbe ascrivibile la data di realizzazione della Porta Greca, la cui architettura richiama molto da vicino i motivi della ben più nota Porta Rosa di Velia. Si sa, inoltre, che in epoca romana fece da presidio alla via del sale che da Velia raggiungeva l’interno. Una prima testimonianza scritta che documenta l’esistenza di Novi è contenuta in un diploma del 1005, in cui il principe di Salerno Guaimario IV espresse la volontà di donare i suoi possedimenti, situati in territorio “de Nobe”, all’abate del monastero di Santa Barbara. La sua storia fu poi simile a quella di altri feudi che passarono da una baronia all’altra.


Tratto dalla guida "Viaggio tra le Meraviglie della Campania" - Annangelo Sacco Editore

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